LAVORO

C’è chi dice no!

Sarà perché la maggioranza dei critici cinematografici è di sesso maschile o perché i film di Ken “il Rosso” suscitano una tale congerie di spunti e polemiche nelle quali è facile (o viene voglia di) perdersi…, sta di fatto che sembra essere sfuggito alle recensioni degli analisti di “Sorry We Missed You”, l’ultima fatica del cineasta britannico, un cenno a quello che appare l’unico momento di riscatto, per così dire, di tutto il film, quello che apre la porta alla speranza. Ed è nel finale, quando, al pronto soccorso, Abbie, la moglie di Ricky, ascoltata l’ennesima prevaricazione del boss del marito, strappa il telefono dalle mani del consorte e bla bla bla… E riesce a farlo perché nel suo malpagato lavoro di assistenza e cura domiciliare rifiuta la logica mercantile e disumanizzante che riduce l’assistito a cliente al quale fornire un servizio. Certo, l’ultimissima, drammatica, violenta sequenza (il macilento Ricky che fa sgommare il furgone pur di sottrarsi all’abbraccio salvifico della famiglia) sembra richiudere immediatamente quella porta ma così non è. Gli uomini, a differenza delle donne, hanno bisogno di più tempo per metabolizzare e assumere il conflitto. O, almeno, così mi piace pensare…

a.p.

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