Se il virus del viaggio, come sosteneva R. Kapuscinski, è una malattia che non ha cura, in tempi di pandemia da Covid-19, nell’impossibilità di viaggiare, quando più forte riaffiora il ricordo e struggente si fa la nostalgia di terre e genti lontane, non resta che affidarsi al sogno. Così, un luogo remoto, affascinante e misterioso, come la spiaggia del Bako (Sarawak, Malesia), ripresa in due fotogrammi del 2013 scattati in ore diverse del giorno, sembra, come per magia, “incurvarsi” e diventare, con le sue scheletriche e rinsecchite mangrovie, esso stesso iride: e i suoi arbusti, prima all’asciutto poi inondati dall’acqua di marea, sottili fili di speranza… Speranza che l’uscita dalla pandemia si accompagni a un mondo meno inquinato e depredato, meno diseguale, più giusto e solidale.

AS AN IRIS (in lockdown I dream)

If the travel virus, as R. Kapuscinski argued, is a disease that has no cure, in times of the Covid-19 pandemic, when the memory resurfaces and poignant nostalgia for distant lands and people, what remains relies on the dream. So, a remote, fascinating and mysterious place, such as Bako beach (Sarawak, Malaysia), shot in two frames from 2013 taken at different times of the day, seems in the dream to “bend” and become itself an iris, with its skeletal and dried mangroves, and its shrubs, first dry then flooded with tidal water, thin threads of hope … Hope that the exit from the pandemic will be accompanied by a less polluted, less unequal, less unjust and therefore better world.

TECNICA

Fotografia digitale. Collage di due fotogrammi del 2013 scattati in Malesia, sulla spiaggia del Bako.