POLITICA

Antifascismo 5 stelle

La location è il salotto televisivo più ambito dai politici dopo quello di Vespa. Ora di massimo ascolto. La domanda posta dall’inossidabile Gruber è secca: “ On. Di Battista, lei è antifascista?

La supernova della galassia pentastellata non ha dalla sua nemmeno l’ansia e la sponda, a dir poco pelosa trattandosi di fascismo, di chi, volendo attingere anche da quel mefitico serbatoio politico, non può rispondere in modo chiaro e inequivocabile: si! Perché dopo settant’anni di vergognosa e colpevole inosservanza del “divieto di ricostituzione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”, posto a sentinella della nostra Carta (XII Disposizione Transitoria e Finale), i fasciocamerati del terzo millennio di CasaPound e Forza Nuova non hanno bisogno di liste amiche, potendosi presentare alle elezioni coi propri simboli!

E allora, qual è la «ratio» del penoso panegirico in cui si lancia l’imbarazzato pentastellato pur di sottrarsi all’insidiosa domanda? A mio giudizio e in estrema sintesi, sta nel fatto che il partito di Grillo & Casaleggio è lo specchio fedele della crisi e del vuoto di valori, di idee etc. che da troppi anni aduggia la cultura (segnatamente quella) di Sinistra nel nostro Paese. Vuoto nel quale crescono e prolificano i movimenti di estrema destra. Così, derubricare l’antifascismo a categoria ormai desueta (residuo costituzionale, come sembra suggerire la contorta locuzione del Nostro) o, peggio, ridurla a mero oggetto di scontro tra giovani di avverse fazioni, equivale a strizzare l’occhio a chi, imperterrito, continua a nutrirsi di parole d’ordine segnatamente razziste e fasciste e, in nome di quelle, commette i più efferati delitti.

Ne terranno conto quanti, soprattutto a sinistra, il 4 marzo si apprestano a votare Cinquestelle, perché convinti di fare una scelta di «rottura»?

Alessandro Punzo

Il Manifesto, 27 febbraio 2018