POLITICA

Regeni, impossibile verità

A due anni dall’assassinio del dott. Giulio Regeni spunta la tesi del complotto ordito da misteriosi mandanti ai danni dell’unicità delle relazioni italo-egiziane. A formularla lo stesso presidente egiziano Al Sisi, in occasione della cerimonia inaugurale del maxigiacimento di Zohr (creatura Eni, concessionario del 60%) che garantirà al paese nordafricano l’autosufficienza energetica. Anzi, proprio il successo di questa operazione testimonierebbe, a detta di Al Sisi, l’eccellente stato di salute delle relazioni italo-egiziane e la sconfitta di chi intendeva sabotarle (sic!). E tuttavia, al di là delle bufale complottiste del presidente egiziano, è evidente che l’impasse in cui versa l’indagine sulla morte di Regeni sta proprio nella fitta e spessa ragnatela di relazioni e interessi tra le due sponde del Mediterraneo che, ben lungi dal risolverla, fa proprio il gioco di Al Sisi. Di qui il sapore ipocrita degli appelli che la nostra diplomazia lancia all’indirizzo del Cairo perché collabori in concreto all’individuazione dei responsabili (la farsa delle relazioni diplomatiche interrotte alla morte di Giulio e poi, di lì a poco ripristinate, spiega più di tante parole!).

Se qualcuno nutre dubbi in proposito, può leggere su «Limes» di dicembre «Perché l’Egitto ha “relazioni uniche” con l’Italia», di Costanza Spocci. Nel quale si dà conto dell’appoggio di Roma al golpista Al Sisi e delle ragioni che fanno dell’Egitto un grande business per le italiche imprese. Un paese nel quale operano ben 130 grandi aziende italiane, con gare di appalto da 2,5 miliardi di dollari. Né l’autrice dimentica la centralità del Cairo nel contubernio libico e, dunque, l’interesse della diplomazia italiana a sfruttare la dipendenza dell’uomo di Tobruk (H. Haftar) da parte di Al Sisi. Come dire, la via della Cirenaica (che vuol dire anche blocco dei migranti) passa dal Cairo. In questa situazione, viene da chiedersi: chi ha interesse a individuare mandanti ed esecutori dell’omicidio Regeni? La diplomazia italiana col suo «comitato di affari»? Il golpista Al Sisi che a furia di imbottire le sue carceri di dissidenti politici ha, ops, imprigionato (e torturato) anche il legale della famiglia Regeni, Ibrahim Mutawalli?
Siamo seri. Non si possono fare affari col lupo e poi auspicare che non azzanni le pecore.

Alessandro Punzo

Il Manifesto, 7 febbraio 2018