POLITICA

Sui «Miserabili»

Secondo Andrea Ranieri (Il Manifesto, 13 dicembre 2018, pag. 15), Salvini sarebbe la reincarnazione dell’inflessibile e incorruttibile ispettore Javert. Mimmo Lucano, come l’ex galeotto de «I Miserabili» anche lui sindaco, il Jean Valjean perseguito a causa dei suoi torbidi amministrativi, mentre il disgraziato personaggio di Fantine è accostato da Ranieri alle centinaia di migranti che, grazie ai supposti illeciti del sindaco di Riace, hanno trovato nella sua città un approdo accogliente e sicuro. A questa umanità (sindaco e migranti) il moderno Javert, esattamente come il suo romanzesco antenato, promette o minaccia “fine pacchia”.

E tuttavia, fatta salva quest’ultima similitudine, mi sembra che i due principali personaggi dell’accattivante ricostruzione di Ranieri abbiano poco in comune. Perché l’opportunismo del leader leghista è distante anni luce dall’etica seppur deviata dal fanatismo verso un’idea di dovere e di legalità propria di Javert. Salvini è, se possibile, peggio. In lui non c’è la “perfidia del buono”, per usare l’ossimoro che lo stesso Hugo scodellò a misura del suo personaggio, ma solo perfidia. Tant’è che perseguita Lucano non per i suoi atti amministrativi tout court (la cui illiceità è infatti tutta da dimostrare) ma perché il modello di accoglienza posto in essere dal sindaco della cittadina calabra confuta il paradigma securitario su cui poggia la sua potente e mostruosa macchina del consenso! Che macina e trita corpi, storie, vite… incurante di qualsivoglia etica. Fin’anche dei richiami di papa Bergoglio, cioè del capo della chiesa a cui sovente ammicca in ogni suo pubblico discorso (il “buon dio…”).

Pur non augurandoglielo, ovviamente, credo che difficilmente un personaggio siffatto potrebbe -a riprova di quanto poc’anzi asserito- in caso di fallimento (che cristianamente o laicamente ci auguriamo invece tutte/i), seguire l’esempio di Javert…

Alessandro Punzo

Il Manifesto, 18 dicembre 2018