POLITICA

Di Mario in Mario…

Ricordate la pioggia di consensi che circondò, a fine 2011, la presa in carico del Belpaese, stremato da almeno due lustri di Berlusconismo sfrenato, da parte dell’illustre accademico prof. Mario Monti? Ebbene, furono tali e tanti i disastri che il paludato “tecnico” riuscì a combinare in poco più di un anno (dal Salva Italia alla Spending review, fino all’affossamento dell’esito vittorioso del referendum sull’acqua pubblica, per citarne alcuni) da far lacrimare, senza eufemismi, gli stessi suoi ministri… Ma si sa, questo paese non ha memoria. Perché analoghi meccanismi abbiamo visto all’opera con l’insediamento dell’altro “super Mario”, Draghi, sulla cui governatura si è allungata, da subito, l’ombra minacciosa di una formazione politica (e ideologica) del tutto estranea ai provvedimenti urgenti che il disastro ecologico e la conseguente pandemia avrebbero richiesto. Così, anche su servizi di primaria importanza, come scuola e sanità, la débâcle del governo non poteva essere più totale: in coerenza coi dettami del liberismo, l’affossamento dell’«offerta» pubblica è scientemente perseguita per favorire quella privata. Un solo esempio, e non credo sia un caso di mala sanità (solo) padovana, la città ove risiedo: alle visite specialistiche (quelle che una lunga lista di attesa procrastina mesi e mesi dopo la richiesta) trovi a refertarti solo giovani medici “in formazione specialistica”. E i “formati”? Basta accedere, dopo aver messo mano alla tasca (per chi può, ovviamente), alla “libera professione”. Così, viene il dubbio, legittimo, che si stia usando la pandemia per dare un’ulteriore spallata al sistema sanitario pubblico. Quel sistema, cioè, che appena un anno fa veniva osannato ad ogni piè sospinto (da piazze, media e balconi) quale baluardo efficace alla diffusione del virus e di cui si chiedeva, a gran voce, il potenziamento delle strutture e degli organici! Tutto dimenticato… 

A.P.

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