POLITICA

Irresponsabile a chi?

L’indizione dello sciopero generale del 16 dicembre da parte del segretario della CGIL Maurizio Landini gli è valsa (tra le altre) l’accusa di irresponsabilità per aver rotto una finta pax sociale (attorno alle scelte del PNRR) in un momento di estrema fragilità della vita del paese. Eppure, appena un anno fa, gli effetti del cambiamento climatico e della sindemia, il disastro delle terapie intensive, il conseguente lockdown serrato… sembravano aver dato coscienza e consapevolezza a cittadini e classi dirigenti del Belpaese che un mutamento sostanziale di sistema non fosse più procrastinabile, pena l’autodistruzione della specie e del suo habitat. Perché, dopo lo sconcerto iniziale, sembrava essersi fatta sempre più concreta l’ipotesi che il Covid-19 e la diffusione del contagio fossero il frutto avvelenato di un pianeta stressato dall’estrattivismo onnivoro di un capitale che non ha oramai latitudine. E dunque, la necessità di porre fine non solo alle forme di sfruttamento più odiose, quali quelle delle specie viventi, in primis quella umana, e poi di sottrarre alle sue logiche tutto il comparto dei c.d. beni comuni, nonché servizi essenziali quali sanità e istruzione. Il PNRR e l’imponente flusso finanziario che lo sostiene, avrebbero dovuto segnare un primo momento di svolta. Purtroppo non è stato così e difficilmente avrebbe potuto esserlo in assenza di un reale e vasto movimento popolare dal basso… Anche l’arrivo (tempestivo, rispetto alle previsioni iniziali) dei vaccini anti Covid ha contribuito, paradossalmente, ad allontanare questa prospettiva, e le proteste di piazza contro la politica vaccinale (leggi No vax, No green pass) sono state usate, guarda caso, come potente “arma di distrazione di massa”, cioè come strumento per polarizzare l’attenzione pubblica e obliare qualsivoglia ipotesi di mutamento. L’indizione di questo sciopero generale (tardivo e circoscritto ad aspetti marginali rispetto ai problemi di cui si discute) è una boccata di ossigeno in termini mediatici, ma non servirà certo a porre al centro del dibattito pubblico il conflitto e i problemi (reali) della giustizia sociale e ambientale. Insomma, per invertire la rotta.

A. P. 

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