Ciao. Non sono un «photographer» (anche se il termine inglese suona più cool): non ho mai frequentato scuole o corsi di fotografia, né ne faccio la mia professione. Sono però orgogliosamente napoletano, e potrei fermarmi qui. Se però devo definirmi, preferisco «nomade», per tanti validi motivi. Quel che so fare me lo insegnò, anni fa, un fotografo della provincia ferrarese nella sua bottega, dove trascorsi circa un anno tra acidi, pellicole e stampe (all’epoca il digitale e l’intelligenza “criminale” erano ancora lontani). Dopo una vita dedicata a molte altre attività – marittimo, insegnante, attivista nei Cobas della scuola e nei Comitati per l’acqua Bene Comune – quando il desiderio di riattraversare, con occhi e strumenti culturali nuovi, i luoghi e le persone appena sfiorati nel mio giovanile peregrinare da marinaio diventò più urgente, la fotografia, mai abbandonata, divenne lo strumento attraverso cui raccontare e, in una certa misura, denunciare. Insomma, un modo coinvolgente, seppur diverso, di fare politica. Nel tempo ho approfondito, ampliato e affinato tecniche e linguaggi espressivi, ma il salto di qualità lo devo soprattutto al lavoro “Come iride – Sogno in lockdown”.
Fotografia, pittura, scultura, grafica